Ultime cose intorno all'ANIMA

 

La dimensione dell’ANIMA

 

Ia APPENDICE

Sono FAVOREVOLE all’EUTANASIA

Immagino un’Anima intrappolata in un corpo irreversibilmente diretto alla morte, nel quale non può più esprimersi in alcun modo; anche se non soffre.

Ma può soffrire l’Anima? Certamente sì, se dobbiamo ricevere lumi da varie Religioni, anche del passato, ma in particolare, dalla Religione Cristiana, per la quale le Anime possono anche essere costrette ai TORMENTI del Purgatorio e dell’Inferno; così come beneficiare delle GIOIE del Paradiso, di cui deliziarsi.

E se c’è sofferenza? In una situazione risolvibile è  un incidente di percorso o una variante del percorso dell’Anima. Basta questo perché essa sia esclusa dal corpo? Credo proprio di no, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.

Ma in una situazione irreversibile? E’ una motivazione in più, secondo me, perché l’Anima sia liberata.

Immaginiamo, ora un corpo che abbia solo vita vegetativa, ma non soffra (almeno secondo le attuali cognizioni mediche). Dov’è l’Anima di quella persona che comunque ha avuto vita attiva e ancora ha vita, anche se indotta dalle macchine create dall’Uomo? Anche se, in caso di bambini di pochi anni, se non di pochi mesi, è stata una vita estremamente effimera?

Non vi è dubbio, a mio avviso, che alberga ancora in quel corpo.

Se consideriamo che persino nelle piante si incardina l’anima, persino in esseri che null’altro hanno se non muoversi! Perché?

Perché magari in una precedente vita hanno avuto grandi storie, o perché è un passaggio, un momento iniziale di altre, future, diverse storie.

Allora non possiamo negare che, nel corpo dell’uomo, ridotto ai minimi termini, continui a persistere l’Anima.

Solo la MORTE FISICA libera l’Anima. Nella MORTE NATURALE, in età relativamente avanzata, non c’è neanche qualcuno che se ne accorga.L'Anima lascia il corpo serenamente, e tutto attorno è silenzio e crepuscolare serenità.

L’EUTANASIA nei casi sopra considerati LIBERA l’ANIMA. In tal senso è un atto di GENEROSITA’ e di COMPASSIONE.

Anche l’OMICIDIO libera l’Anima; e credo proprio che non ci sia nulla da dire, dalla parte dell’Anima, che trasmigra altrove.

Per quello che ho sopra detto, può eventualmente aiutare, può vendicarsi, può essere invocata, può magari cercare di cambiare il futuro, dal futuro, o anche dal passato, cambiando occultamente la storia, se non, addirittura la propria storia.

La riprovazione, la punibilità, la rabbia, l’antisocialità dell’omicidio, è tutta di natura etica, convenzionale, storica, legale.

Ma questo ha o non ha a che vedere col mondo delle anime, quel campo grigliato e variamente percorribile, tra il tempo termico e il tempo immaginario, che ho precedentemente ipotizzato?

Ancora una volta, una domanda senza risposta o, il che è equivalente, dalle troppe risposte, nelle varie religioni o liberi pensieri, varie epoche, varie latitudini.

Nelle pieghe di una remota antichità, troviamo tra storia e leggenda, l’usanza spartana di abbandonare i bambini nati deformi e destinati a soccombere, o, si vuole, anche i figli di criminali condannati a morte, sul monte Taigeto; una pratica del tutto lecita e misericordiosa, che oggi costituirebbe un mostruoso reato.

 

IIa APPENDICE

La questione dell’ABORTO

Molte delle cose già dette, aprono la strada alle riflessioni che possono farsi sull’aborto.

E’ un argomento molto delicato questo, che non può essere trattato qui, in tutti i suoi aspetti.

Dovrò necessariamente restare sul percorso del discorso sull’ANIMA, per non perdere la bussola.

Dirò semplicemente che dal punto di vista sociale e individuale ha un duplice aspetto.

Innanzitutto l’aborto immotivato e dettato solo da motivi egoistici e di convenienza è un reato; è sostanzialmente assimilabile ad un omicidio, e quindi non ne faccio alcun cenno qui.

Vale grossomodo quanto si è già detto per  l’omicidio.

Va invece tenuto conto del fatto che l’evoluzione e il comune senso di percezione della organizzazione sociale, che prevede una serie di equilibri bilanciati tra libertà, obblighi, diritti, doveri ecc. ha tenuto conto della necessità che in alcuni casi (relativamente ai quali non entro qui nel merito, e variano a seconda dei vari Ordinamenti e nel tempo) sia lasciata libertà alla donna di abortire.

Questo identifica, a mio parere, un livello di Civiltà, in linea con i valori ritenuti meritevoli di salvaguardia, rispetto al quale non si può tornare indietro.

C’è poi il delicatissimo aspetto individuale, che è certamente traumatico e assolutamente intimo e circoscritto, dove può esserci dialogo, può esserci richiesta di aiuto, ma non può esserci alcuna presa di posizione netta e decisa.

Ritornando al tema qui in trattazione, e cioè l’Anima, giova ricordare, ancora una volta che io qui non posso che esprimere il mio personale pensiero, anche se confrontato e meditato il più possibile, ed esso mi dice, come già fatto cenno, che, in ogni caso, non puoi UCCIDERE l’ANIMA, neanche se lo vuoi.

Essa, venendosi a determinare le condizioni, trasmigra altrove, ho già detto molte cose su questo, ma non c’è nessun annientamento, o un Ade, o comunque lo si voglia chiamare, per essa.

Ma quando l’Anima entra nel feto?

Si è molto dibattuto intorno a questo, ma senza alcuna soluzione che possa considerarsi  definitiva.

Dalla Scienza non possiamo aspettarci nessun effettivo aiuto, essendo il campo in questione ad essa estraneo, salvo il piccolo accenno che farò.

Dalla Religione, o meglio, dalle Religioni si rilevano segnali contraddittori, sui quali non sono possibili qui, che brevi cenni: il Cristianesimo, nelle sue varie diramazioni, può dirsi che spazia dalla incarnazione o infusione dell’anima nel feto umano, fin dalla inseminazione, per giungere, al contrario, alla nascita, quando con la vita, entra l’anima; per l’Islam i primi movimenti volontari del bambino nell’utero materno, sono segni della  presenza dell’anima; secondo la Religione Ebraica, un Angelo insegna al feto la Torah e tale evento coincide con l’entrata in esso dell’anima, poi, con un dito sulle labbra, fa in modo che il neonato, dimentichi tutto, ma proprio tutto? Il Buddismo considera l’aborto un fatto negativo, pur non condannandolo esplicitamente; una rimozione drammatica. Ma ancora più riprovevole è dimenticarsene, la rimozione della rimozione. Affinché ciò non accada, sono previste delle commemorazioni e una statuetta del bambino mai nato, a perenne ricordo.

Altre forme di culto o di misticismo, che potremmo collegare anche a ricordi storici o a quel che sappiamo della mitologia di un passato più o meno remoto, allargano, certo l’indagine, ma nulla aggiungono alle nostre conoscenze.

Altrettanto può dirsi, a grandi linee, per il pensiero laico, che, per il naturale motivo della sua ampiezza spazio-temporale, attraversa tutto il ventaglio delle possibilità, dalla negazione totale dell’anima, alla sua presenza comunque e dovunque.

Ma non posso chiudere questa appendice agli articoli sull’Anima, senza un breve riferimento scientifico, come promesso.

Una eminente psicologa americana, Helen Wambach, autrice, tra l’altro del libro “La vita prima della vita” ha condotto un interessante esperimento circa le possibili risposte alla domanda “quando il feto, può dirsi portatore dell’anima?” rivolgendola ad un consistente campione di persone selezionate, con un criterio attinente alla sua area di ricerca.

Il risultato è stato che il 98% degli intervistati ha dato risposte coerenti.

In particolare è venuto fuori che l’ANIMA si fisserebbe stabilmente nel feto, oltre il 6° mese di gestazione, in un arco di tempo variabile, fino al 9° mese, mentre nei mesi precedenti ci sarebbe una indecisione, una riluttanza che si tradurrebbe in un incostante entrare ed uscire, che rivelerebbe una scontentezza, una specie di contrarietà alla condizione di novità, di imprigionamento nel feto, in cui verrebbe a trovarsi.

Mi fermo qui, non disponendo di altri elementi, a mio avviso, meritevoli di attenzione.

Aggiungo solo che la dott.ssa Wambach, ritiene valida, nel contesto d’insieme, anche l’ipotesi della reincarnazione, e non è, certo, sola, in questo pensiero.

 

IIIa APPENDICE

Il DIRITTO al SUICIDIO

 

Anche questo è un argomento molto delicato.

Intendo parlare qui del suicidio come libera scelta, non come forma di eutanasia, per intenderci.

Il punto è voler porre fine alla propria vita deliberatamente, per motivi che hanno a che vedere solo con la sfera privata della persona, anche se può esservi un’influenza negativa di carattere sociale, esistenziale, affettivo, lavorativo.

Ritengo che vietare il suicidio, imporre la vita per legge, sia in ogni caso una cosa stupida e inattuabile; addirittura “reato”, poi, inaccettabile, assurdo.

Certo occorre verificare, quando l'intenzione di tale evento non sia assolutamente segreta, ma venga, in qualche modo, a conoscenza di chi è intorno, ed è giusto che ciò sia fatto da una Autorità dotata di competenza e potere riconosciuto, che vi sia piena capacità di intendere e di volere, della persona in questione, con esclusione, quindi, dei minorenni, e che non vi sia induzione, costrizione, circonvenzione da parte di terzi.

Resta ferma la impossibilità di uccidere l’anima, anche se si volesse, per tutte le considerazioni già svolte (un concetto diverso dalla immortalità dell’anima, su cui permane il mio parere dubbioso, come da tutto quanto detto, si può ben vedere); d’altronde non credo proprio, salvo, forse, sporadici casi, che chi si toglie la vita, intenda uccidere la propria anima, e neanche liberarla; probabilmente non ci pensa affatto. Vuole solo porre fine ad una vita indesiderata o non più desiderata.

Ricordo fuggevolmente Cesare Pavesi che morì suicida e ateo, in una camera d’albergo a Torino, a 42 anni, uno dei più grandi geni letterari italiani, del XX° secolo, fu sepolto con uno scarno funerale civile; Ernest Hemingway, che si sparò un colpo di fucile in bocca, a 62 anni, certo perché stanco, in preda a crisi depressive, perché sentiva di non avere più nulla da aggiungere alla sua vita, e molto più generosamente, a Ketchum, in Idaho, nella piccola chiesa di "Our Lady of the Snow" , vennero celebrate le onoranze funebri alla presenza dei tre figli e di pochi intimi amici; ebbe sepoltura nel cimitero locale.

Per chi è intenzionato al suicidio, solo la sua coscienza ed eventualmente il consiglio di qualcun altro, richiesto, o offerto e accettato, con affetto e  fiducia, possono mettere nel novero delle situazioni da considerare, la famiglia, i figli, coloro che si aspettano qualcosa, le persone deboli, persino un animale, un cane, un cavallo, un gatto o un pappagallo.

Ma tutto questo ha, in ogni caso, a che vedere con l’Anima, la sua volontà, la sua sorte?

Chi può dirlo? L’ennesima domanda senza risposte.

E’ certo che non si può negare il diritto di morire a chi decidesse di avvalersene.

Sono onorato di concludere tutto questo mio traballante ma sincero e meditato excursus  sull’anima, col riferimento alla triste vicenda di Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, che, per i motivi ormai ben noti, decise di morire, con il suicidio assistito, a 39 anni, il 27 febbraio 2017, in Svizzera, non essendogli stato concesso, neanche dal Presidente della Repubblica, in questo nostro retrogrado e pretesco Paese, anche quando si tinge di un anticonformismo di facciata, di morire nel proprio Paese.

Per questo fu accompagnato da un generoso e coraggioso amico, Marco Cappato; il quale, siccome amiamo non farci mancare niente, si è beccato, a seguito del suo meraviglioso atto di umanità e di responsabilità, un processo penale gretto, ottuso, per fortuna avviato ad una soluzione a lui favorevole.

Con questo mi congedo; sono contento di aver affrontato il tema dell’ANIMA, con i miei mezzi e le mie capacità. Non ho pretesa di aver detto gran che, ma qualcosina sì.

Ringrazio per l’attenzione chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui, e anche coloro che mi hanno seguito, almeno per un po’.

Con grande piacere sono pronto ad eventuali correzioni, incontri dialettici, precisazioni, delucidazioni e quant’altro, ed auguro a tutti le cose migliori.

Alberto Liguoro