A che cosa serve la VECCHIAIA?

 

La VERA DOMANDA sarebbe "A che cosa serve la VITA?"

ma non voglio impelagarmi in una dissertazione FILOSOFICA o RELIGIOSA.

 

Circa la VECCHIAIA:

ESITO a dire della SAGGEZZA che da essa può derivare, se non in piccola parte, tutt’al più; i tempi non mi sembrano propizi.

Anche del RECIPROCO SORREGGERSI nel tenersi compagnia, tralasciando la RETORICA in proposito, il più delle volte, che cosa rimane? Poco più del PESO che esso comporta.

TUTTAVIA permettetemi benevolmente, di dire anch’io qualcosa.

Si vede dalle varie risposte che ho ricevuto a questa domanda, ed altre, che immagino proponibili, che ci sono diversi motivi che giustificano e valorizzano l’entrata nella vecchiaia (convenzionalmente intorno ai 75 anni, ma possiamo considerare anche 4/5 anni prima o dopo), sperabilmente in buona, o passabile salute, ma questo è in mente Dei.

Ho letto, recentemente, una sintetica ma convincente descrizione della VITA, come l’attraversamento da un bordo all’altro di una carreggiata autostradale nell’ORA di PUNTA (soprattutto al giorno d’oggi), ad occhi chiusi. Tutti partono, ma quanti arrivano dall’altra parte, e in che condizioni?

Possiamo considerare il bordo opposto la MORTE, e il fossato che lo precede, la VECCHIAIA (così come il fossato antistante il bordo di partenza, l’età più debole e incerta della prima fanciullezza).

Questo permette anche di valutare che il numero di morti, nell’arco di tempo precedente la vecchiaia è, statisticamente, di gran lunga maggiore di coloro che arrivano alla vecchiaia (malattie, incidenti, guerre, crimini, disastri naturali o provocati ecc.).

La considerazione che oggi va per la maggiore, secondo cui “la vita si è allungata”, vuol dire solo che il fossato precedente il bordo di destinazione, si è allargato  (sempre a grandi linee e in determinate condizioni); cioè la VECCHIAIA, mediamente, dura di più.

Un altro importante motivo, a mio avviso, per considerare una buona cosa accedere e permanere per un certo tempo nella vecchiaia, è che ESSA promuove, dà un VALORE in più alla GIOVENTU’.

Se a 20 anni si desse per scontato, o si prevedesse con sufficiente certezza ,la collocazione tutt’al più a 50 anni, della FINE di tutto, salvo, ovviamente, imprevisti precedenti, ben più malinconica e triste sarebbe la vita giovanile e la disponibilità alla spensieratezza e al divertimento.

Tutte le argomentazioni svolte, peraltro, compresa la mia, hanno una caratteristica da non sottovalutare: esse sono belle, sempre che non si esageri.

Una decina d’anni, più o meno,  di durata della vecchiaia, corrispondente, all’incirca, al periodo dell’infanzia, per chiudere il cerchio, può essere appagante e non pesare troppo sui giovani; periodo nel quale, FORTUNA permettendo, si possono sistemare in modo accettabile le proprie cose, badare conclusivamente ai propri affetti, provare gioia della loro presenza, per quanto possibile, e, indirettamente, delle loro storie, ipotizzare e predisporre il proprio funerale, provare ancora qualche emozione, da soli o con le persone care, o ancora qualche sofferenza (ed è soprattutto per questo che la vecchiaia, a volte, si può anche rifiutare), forse imparare ancora qualcosa, non si finisce mai, e forse, qualche altra piccola gioia interiore.

Forse è una sfida contro la STANCHEZZA della VITA; e perché non metterci anche la soddisfazione di farla in barba, per quel che sia possibile, all'ipocrisia buonista degli Istituti Previdenziali?

Ma quelle vecchiaie bibliche, dove ci si addentra compiaciutamente nella vetustà più ingravescente (per dirla alla Ratzinger), pur quando il degrado si presenti come NON ESTREMO, in genere senza denti, senza pelle, senza parole comprensibili e pensieri compiuti,  posso dirlo? Io le ABORRO.

Non parlo di eutanasia, o diritto al suicidio, qui; o almeno non in tutti i casi.

Ma certamente parlo di EVITARE assolutamente l’ACCANIMENTO in tutti i sensi:

TERAPEUTICO, in primis (nelle ipotesi peggiori fino a giungere al punto di una vita vegetale, da continuare a trascinare, perché? Puro egoismo, si direbbe; ma il più delle volte è un malinteso senso di compassione. Basterebbe solo una certa comprensione);

di SOSTEGNO: se un VITA vuole essere lasciata andare, bisogna lasciarla andare, secondo me;

di AFFETTO (certo non si vorrebbero mai lasciare i propri familiari, i propri amici, compagni, i propri discendenti; vedere qualcosa di bello, si spera, vedere "come va a finire", ma qui occorre CORAGGIO, FIDUCIA, SPERANZA. Non è obbrobrioso pensare di poter essere di aiuto, o meglio che la nostra ANIMA possa essere di aiuto, ed essere vicina, anche POST MORTEM. Mi spiegherò meglio su questo concetto);

di PAURA della MORTE e ATTACCAMENTO alla VITA (che sono due facce della stessa medaglia): non si può aver paura di QUALCOSA che deve comunque ACCADERE; non si può rimanere aggrappati a QUALCOSA (soprattutto quando c’è sofferenza) che deve comunque FINIRE. Tantomeno si può pretendere di CONCLUDERE, o addirittura INIZIARE qualcosa, uno scritto, un progetto, che richiede moltissimo tempo. Se c’è un tempo per ogni cosa, c’è un tempo anche per ARRENDERSI di fronte all’IMMENSITA’ COSMICA.

Per finire, non posso tralasciare, sia pure solo per accenni, il mio pensiero sull’ANIMA.

Non so se essa sia IMMORTALE, ma sono sicuro che non possiamo noi UCCIDERLA.

Non parlo di RELIGIONE né di SCIENZA; essa vive piuttosto, secondo me, in noi o fuori di noi, in un INTERREGNO che spazia tra le VARIE, se non tutte, FEDI SPIRITUALI, che non siano semplici superstizioni,  e VARIE RICERCHE della BUONA SCIENZA; ambito MISTERIOSO, non CONOSCIBILE, non ESPLORABILE, ma, a mio avviso, vero ed esistente.

Rinvio, per chi non mi manda a quel paese, ad alcuni riferimenti contenuti nei miei 4 ARTICOLI sull’ANIMA

sul mio blog COMPRENDERSI www.algormar5th.it LA BAITA dell’ANIMA – LA MORTE e LE VITE PRECEDENTI – CONCLUDO sull’ANIMA – L’ANIMA e il SOGNO (anche su www.literary.it)

Chiedo scusa per la lungaggine; il tema mi prende, e mi seduce.

Alberto Liguoro